Tourist Trophy 2008

Alessio Corradi. Tourist Trophy. Triumph Daytona 675 SS.

Nel 2008 il Folletto di Langhirano ha strabiliato nell’Isola dei Folletti, Man. Nella seconda e ultima gara della Supersport corona il sogno della vita, partecipare al mitico Tourist Trophy, qualificarsi e concludere le gare. E così è stato. Dopo la splendida qualifica del sabato, Alessio è stato grande lunedì nella prima sfida, finendo trentasettesimo, ma mercoledì ha fatto ancora meglio, realizzando una prestazione magnifica, trentaseiesimo alla fine di quattro giri tirati che hanno messo a dura prova il fisico del parmense, ancora acciaccato dopo la caduta di giovedì.

Il pilota del Team Extreme Rider scattato con il numero 75, ha subito migliorato i tempi ottenuti lunedì nonostante il forte vento incontrato sul tratto della Montagna. Nei primi due passaggi il ritmo è stato ottimo, solo nel terzo passaggio ha rallentato leggermente, complice il rifornimento e poi nell’ultimo giro ha completato la sua fatica con il suo primato personale sull’Isola, 19’59”, obiettivo dichiarato prima del via e ottenuto in pieno, e conferma il crescente feeling con l’impegnativo e affascinante tracciato di Man con il tempo totale di 1’21’37”, tredici secondi in meno sulla distanza rispetto alla gara di lunedì.


D: Cosa ha di affascinante questa gara?

R: “Tutto. Il posto stupendo, meraviglioso e affascinante e poi la gara è qualcosa di unico. Regala sensazioni incredibili, indescrivibili. Il pubblico è tanto appassionato, lo senti vicino e lo è, in alcuni punti se tiri fuori la mano li fai scendere tutti a terra come un domino- ride. Era una vita che volevo venire qui e ci sono riuscito, per questo sono soddisfatto e felice di esserci riuscito. Ho finito le due gare, mi sono qualificato. Certo avrei voluto finire più avanti, però non si può avere tutto.”


D: Hai tenuto una media di 110 miglia orarie su di una strada, i primi tengono le 122 miglia, nemmeno in pista si hanno questi valori. Vuole dire che qui il gas è spalancato in tanti punti, solo che la differenza è che hai di fianco muri e marciapiedi.

R: “Cambia lo stile di guida in modo inevitabile, ma soprattutto la diversità è a livello mentale. Devi ricordare 225 curve e le sue traiettorie e non puoi permetterti di sbagliare. La pista è invece più fisica. La sensazione è comunque forte. Correre in questo contesto a gas spalancato è stupendo e le medie sono sensazionali, molto più alte di una pista normale.
Inoltre i primi utilizzano la strada come una pista, fino all’ultimo millimetro dal cordolo del marciapiede, fanno paura tanto vanno forte, io invece rimango piuttosto distante e in alcune curve dove loro osano al massimo, io rimango alla mia mano, sulla riga per intenderci, come se fossi su strada nel classico giro sul Passo della Cisa. Anche questo fa molto in termini di tempo. E poi io ho un’altra guida, logicamente più da pista, e adesso capisco perchè quando nell’europeo o nel mondiale c’erano piloti irlandesi o inglesi provenienti dalle road racing avevano uno stile spigoloso, strano.”


A proposito di questa affermazione bisogna dire per dare un’idea di quanto si vada forte all’Isola il paragone in termini di medie di velocità tra Rossi, vincitore della MotoGP al Mugello, con una media di 170, 231 orari, Corradi ha tenuto la media dei 178 km orari. Dati che la dicono lunga di quanto si tenga il gas aperto nei 60 chilometri di pista.


D: Cosa ti manca rispetto agli altri newcomer (Sono due: James Hillier, team Martin Bullock Suzuki, JamieRobinson, team Padgetts Honda)

R:“IL dolore al polso non mi ha certo agevolato perchè con il passare dei giri, si sente il male e poi rispetto agli altri ho percorso molti meno giri, dieci, (calcolo fatto dopo la prima gara) e questo significa tanto perchè a ogni giro scopri nuovi segreti: come interpretare una traiettoria, come fare quella curva e in che marcia. Tutti elementi che aiutano a migliorarsi e infatti di giro in giro i tempi scendevano anche se mi sentivo sempre più stanco, dunque meno reattivo. Se avessi accusato meno stanchezza sicuramente sarei sceso sotto i 20 minuti nell’ultimo giro. La conoscenza della pista conta tanto e di questo ho avuto dimostrazione nell’ultimo passaggio a Bray Hill. Lì sono passato molto più forte e infatti la moto ha avuto altre reazioni. Diciamo che anche per questo è difficile essere a posto, perchè di giro in giro cambia tutto e scende il tempo. E poi a posto su strada è una parola grossa. La Bitubo ha fatto un grande lavoro, Davis il mio sospensionista, ha lavorato tanto e seppur non abbia esperienza sulle gare su strada mi ha dato forcelle e mono veramente a punto. Il set up qui è difficile averlo a posto anche perchè la moto non sta mai ferma. Le sospensioni sono sempre al massimo lavoro perchè l’asfalto è pieno di asperità, salti, sporco, ha mille incognite. La Dunlop da parte sua mi ha messo a disposizione gomme perfette che hanno retto alla grande sulla distanza. Grazie a tutti.”


D: Un aneddoto.

R: “Il primo giro con il Marshal. Sono arrivato a Man lunedì pomeriggio, perchè domenica ero a Valleunga, mentre gli altri qui già giravano e così martedì, con l’asfalto bagnato mi hanno fatto fare un giro, regola per i debuttanti. Il mio accompagnatore era Jhon Burton, ex pilota veloce e ora al via in Supersport). Visto l’asfalto gli ho detto: mettiamo i rain. Lui mi guarda e dice, ma no non è bagnato, andiamo, tanto andiamo piano. Così penso: sarà un giro di scuola guida, rallenta mi fa vedere dove passare, mi indica i punti. Invece nulla. Questo si mette giù e via a cannone. Guardo il contachilometri della mia Ducati, segna i 230 km ora. Per fortuna che c’è da andare piano, penso, e rimango attaccato a lui che ogni tanto si volta a guardare. A fine giro gli dico: ma non dovevamo passeggiare? Lui risponde, si infatti, ma tu eri sempre vicino quindi pensavo andasse bene. Fatto sta che mi sono divertito un mondo. E’ stato l’inizio di questa magica avventura, proseguita con gente fantastica. I piloti è come se li conoscessi da una vita, gli organizzatori sono sempre stati gentili e hanno sopportato anche qualche nostro errore di inesperienza, sono stati pazienti e sempre affabili e gentili. Li ringrazio di cuore, persone magnifiche. E magnifici tutti gli abitanti del paddock, gente alla buona come piace a me. E’ stato ritornare agli anni belli del motociclismo, quando facevo la SP che tutti erano amici, uno spirito stupendo che al TT c’è ancora. Tutti sono pronti a scambiare una battuta, ad aiutarti in caso di necessità. Un altro aiuto prezioso me lo ha dato Angelo Conti che mi ha tirato nel primo giro delle prove del venerdì. Mi ha aspettato e mi ha fatto vedere le traiettorie. Mi è servito molto stargli dietro e grazie a questo ho migliorato i tempi e capito tante cose.”
(Si sono visti meccanici di team ufficiali aiutare piloti privati e lavorare fino a tardi con loro)

Altro aneddoto è stato il primo salto a Ballaugh. Sono arrivato veloce e anziché fare come gli altri che atterrano con la ruota dietro, ho pensato di farlo lungo non in alto, con il risultato di atterrare pari con le ruote. La moto Ha preso una botta piuttosto violenta, anche se non si è fatta nulla, ma che botta!”


D: Il punto più bello e quello più difficile

R: “Il punto più bello è tutto il tracciato, ma quella iniziale che arriva fino a Ballaugh Bridge è stupendo. Sicuramente è quello che ricordo meglio. L’ho imparato alla svelta grazie ai filmati che vedo da sei mesi a questa parte, mi sono fatto tanti di quei giri con Plater e Mc Guinnes che ormai ne conosco ogni minimo moscerino sulla carenatura. In più il pezzo in questione esalta le doti di guida, è bello, si va forte, è affascinante, tecnico, utilizzi molto le marce, ci sono cambi di direzione repentini, salti, usi il corpo per mettere la moto dentro la curva. Insomma un pezzo duro e selettivo ma estremamente bello.
Il pezzo più brutto? Non perchè è brutto ,ma per il ricordo. Dove sono caduto giovedì con la Ducati 1098, con la quale dovevo fare la Senior TT, alla seconda curva di Water Work: è la parte finale del Mountain e sinceramente lì ho sbagliato a entrare con una marcia alta. Era il primo giro e mi sono fidato delle sensazioni del giorno prima quando avevo davanti Burton. Con il riferimento davanti è più facile, mentre da solo tutto varia e così è stato. La moto ha chiuso sul davanti e mi sono trovato a terra senza conseguenze. Quando mi sono rialzato ero tranquillo e solo più tardi ho capito che dovevo stare più calmo e comprendere la pista e non rischiare. Infatti poi con la Triumph ho cambiato approccio e tutto ha funzionato al massimo. Ero troppo fresco dalla gara di Vallelunga e così ho capito subito che il TT è diverso! Per questo è magico!”


D: La premiazione finale

R: “Bella, emozionante. Dentro al teatro, in bella vista i premi e la coppa, che bella che è, e poi tanta gente che applaude tutti e quando vai sul palco, sotto di te i fotografi, il pubblico che applaude, bè ti senti veramente un pilota.”

Già finire il TT significa essere un pilota. Non tutti superano le qualifiche e finiscono le gare, il Folletto di Langhirano c’è riuscito.